Il nostro senso di identità è legato alle storie che raccontiamo

Giovanna Conforto, direttore creativo del Centro Italiano di Storytelling, spiega il contributo italiano al festival internazionale di Mahasarakham in Thailandia. Il convegno, dedicato a diversità etnica e leggende popolari, sottolinea il ruolo delle storie nel forgiare l’identità.

A Sua Maestà Re Bhumibol Adulyadej piacevano tantissimo le fiabe e le leggende, ne raccontava spesso nei suoi discorsi al punto che sono state raccolte in due tomi. Usava le storie per raccontare a tutti cose che altrimenti potevano risultare difficili. Una volta per spiegare che non era riuscito ad avere una informazione da un ministro e che era stato rimbalzato da una persona all’altra raccontò una versione thailandese de Alla Fiera dell’Est.

In onore di Bhumibol Adulyadej si svolge il convegno “Ethnic Diversities in Folktales” preso l’Università di Mahasarakham.
I relatori si alternano ma il messaggio ritorna: il nostro senso di identità è indissolubilmente legato alle storie che raccontiamo e ci sono state raccontate.

E’ interessante sentire come quasi tutti i popoli abbiano storie di alluvioni e cataclismi e molti hanno leggende su come il mondo sia stato successivamente ripopolato. Mi ha colpito un mito della Cambogia raccontato dal prof Rachan Nillawanapha in cui si narra che dopo il disastro sopravvissero solo una nonna e un cane. Si sposarono e ebbero figli umani e cani in numero uguale fino a popolare a sufficienza il villaggio.

Il nostro contributo italiano è consistito nel racconto di come dopo il ratto delle Sabine i Sabini ci misero molti anni ad organizzare la guerra contro i Romani e dell’intervento di Ersilia (forse la moglie di Romolo) che fermò le armi ordinando ai combattenti di non uccidersi ora che erano parenti, visto che dopo ratto erano nati molti figli, ma di vivere in pace e di costruire insieme un unico popolo.

Giovanna Conforto
Direttore Creativo Centro Italiano di Storytelling

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