Lo storytelling per portare pace nel mondo

Rientrata dal festival in Thailandia, Giovanna Conforto racconta, come in un diario, il potere delle storie per creare legami sereni, pacifici e non conflittuali.

Storytelling, identità e appartenenza

Lo storytelling è un metodo che aiuta a delineare un’identità e raccontarla. Noi siamo le storie che ci hanno raccontato, che raccontiamo e come le raccontiamo. Si pensi, in tono leggero, al Gatto con gli stivali che dice “Io sono il Marchese di Carabà”, oppure, in chiave storica, alle ideologie nazismo, fascismo, comunismo o alle religioni.

L’appartenere a è la forza più potente che conosce l’uomo e l’appartenenza – ad una nazione, ad una religione – è sempre stata veicolata attraverso narrazioni. Si pensi a tutte le guerre antiche o contemporanee e a quanti sono partiti volontari convinti dalla propaganda. La narrazione è quindi una tecnica potente e lo storytelling è il metodo che la insegna.

Si potrebbe pensare, quindi, che lo storytelling sia una tecnica che crea conflitti e guerrafondaia ma non è così, anzi! Raccontare e ascoltare racconti stimola la produzione di ossitocina, secondo Paul Zak, e l’ossitocina è l’ormone della cura parentale. Attraverso le storie, dunque, si crea un legame sereno, pacifico e non conflittuale.

Storytelling e Pace in Thailandia

Una grande parte del convegno che ho seguito in Thailandia – Ethnic Diversities in Folktales” presso l’Università di Mahasarakham – è proprio dedicata a come si possa portare pace nel mondo con le storie. Una storia croata racconta di due sodati di opposte fazioni rimasti soli sopravvissuti in un campo di battaglia. Il sole cala e armi tacciono e i due soldati si raccontano le loro storie. Uno è un contadino, l’altro un falegname ed entrambi hanno figli e una famiglia da cui vogliono tornare. All’alba i due ex-nemici si guadano a lungo in silenzio, gettano le armi e tornano verso casa. La storia si conclude con la frase “Nessuno può essere tuo nemico se ne conosci la sua storia”.

Una parte del festival si è svolto nel Tempio buddista di Ayuttaya e qui i novizi raccontano e imparano a raccontare le storie del Buddha proprio con queste tecniche. Si può lavorare sull’identità di una persona, un popolo, un gruppo etnico, un territorio, un museo ma anche di una formula matematica o di un esperimento scientifico.

Poter raccontare un’identità significa averne un’immagine chiara e lo storytelling lavora proprio su questo immagini mentali e fisiche.

Giovanna Conforto
Direttore Creativo Centro Italiano Storytelling

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *