Storytelling per il Sociale. Raccontare è rileggere e ripensare

Raccontare è un momento di libertà, di pace, un gioco bellissimo. Lo storytelling per il sociale ci insegna che raccontare è anche un modo per rileggere e ripensare.

La quarta mattinata, il 3 aprile, al Villaggio della Comunità Papa Giovanni XXIII, a Villafranca (Forlì), nel salone centrale della struttura, si è aperta in cerchio con il gioco dinamico Piccolo Pesce/Grande Pesce. La Direttrice artistica del Centro Italiano Storytelling, Giovanna Conforto, coadiuvata da Lia, Stefania e Flavio, ha proposto di ricordare l’incontro precedente per riportare alla mente il passaggio di storie, l’universalizzazione dei fatti narrati grazie a metafora e immagini, i due temi chiave di lavoro (emersi dal gruppo) la libertà e il rapporto con l’altro.

Giunti al penultimo incontro era necessario riaccendere nella memoria le cinque storie condivise nel percorso: Il coniglietto e il Leone, I due recipienti, Le larve e la libellula, Il mostro chiamato paura, l’Arciere. Giovanna ha quindi invitato a “farsi scegliere da una storia” tra quelle richiamate per mettere in pratica l’attività di Storytelling applicato e farla propria. Il gruppo ora diviso in tre parti elettive, con la complicità anche dei facilitatori, si è esercitato con alcune tecniche base dopo aver riascoltato la storia di riferimento arrivando ad un nuovo personale Storyboard della storia.

Ogni singolo storyboard è stato rappresentato in un cartellone fissato ad un muro a guidare la narrazione dei nuovi interpreti. Ecco la magia. Ancora una volta la storia metteva in contatto il racconto e l’intimità. Raccontando parli un poco di te e riesci a immaginare e con le tue immagini a far immaginare anche chi ti ascolta. Costruire storie cambia il tuo punto di vista, anche nella lettura del tuo passato.

Cos’è lo Storytelling nel sociale?

Cosa era dunque lo Storytelling applicato per questo gruppo di narratori in cammino? Un modo di raccontare ma anche scambio di sensazioni, rileggere, ripensare: “forse c’è un aspetto psicologico inatteso, ci si sente al sicuro e liberi. Raccontare è un momento di libertà, di pace, un gioco bellissimo”. La giornata si è chiusa, non senza emozione, con una richiesta di approfondimento e l’impegno ad animare la festa di chiusura con qualche storia condividendo la magia e l’esperienza provata. L’arrivederci è al 6 aprile con l’ultimo incontro del ciclo.

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